Ruanda, 1994: un genocidio tra vicini di casa
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on email

Scopri il mini sito della mostra curata dal Mémorial de la shoah di Parigi e un video di presentazione

Il massiccio coinvolgimento della popolazione civile e l’ambito territoriale ristretto entro il quale vivevano e interagivano assassini e vittime, rappresentano due caratteristiche specifiche del genocidio perpetrato in Ruanda – in un clima di indifferenza internazionale pressoché totale – ai danni dei Tutsi e degli Hutu moderati, quale risultato di una logica di sterminio pensata e attuata da uno Stato.

Fu proprio contando sulla partecipazione al crimine da parte di assassini che vivevano sul posto e conoscevano molto bene le vittime, con cui erano amici, colleghi, talvolta persino parenti, che fu possibile mettere in atto con estrema efficacia e rapidità un progetto di genocidio elaborato dai dirigenti al governo in quel Paese.

Così, amici di lunga data, parenti e famigliari delle vittime, imbevuti di ideologia razzista, si trasformarono in carnefici e unirono le proprie forze per condurre il genocidio con la massima efficienza, peraltro incoraggiati da un contesto generale di impunità e di incitazione al massacro mediante un’azione intensiva di propaganda attivata dalle strutture statali ruandesi. Tra gli assassini, raggruppati in piccole formazioni, chiamate ibitero, vi furono anche molti giovani, persino donne, adolescenti e bambini.

>> Video

>> Dossier

Prossime presentazioni

Prossime presentazioni del libro “Gli Italiani ad Auschwitz”: 9 aprile Rimini 26 aprile Trieste 28 aprile Santarcangelo di Romagna 15 maggio Fano 19 maggio Amsterdam 23

Leggi »

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi